Ricevere un esito positivo a un test di screening può generare incertezza e timore, ma è essenziale comprendere cosa realmente comporta questa situazione. I test di screening vengono utilizzati per individuare precocemente patologie potenzialmente gravi, come tumori o infezioni, in individui che non manifestano sintomi. Tuttavia, un risultato positivo non equivale necessariamente alla presenza certa di una malattia, bensì indica soltanto il bisogno di approfondimenti diagnostici per confermare o escludere la patologia sospettata.
Cosa significa davvero “positivo” nello screening?
Un test di screening positivo segnala la possibile presenza di un rischio o di un primo segnale di malattia. Ad esempio, nei programmi di screening per il tumore del colon-retto, il test può rilevare tracce di sangue occulto nelle feci in una percentuale ristretta di casi: circa 4-5 persone ogni 100 sottoposte al test riceveranno un esito positivo e saranno contattate dal Centro Screening per una valutazione più approfondita, di solito tramite colonscopia gratuita. Analogo percorso viene seguito negli screening ginecologici: se il test HPV risulta positivo per un ceppo oncogeno del virus, le cellule già prelevate vengono sottoposte a controllo con Pap test; in caso di conferma, la persona viene sollecitata a effettuare una colposcopia di approfondimento.
Falsi positivi e ansia da screening
È importante ricordare che un test di screening medico non fornisce una diagnosi definitiva, bensì segnala soltanto la necessità di ulteriori analisi. I cosiddetti falsi positivi sono eventi possibili: cioè, il test indica un potenziale problema che, in realtà, non esiste. Questo fenomeno può generare stress e preoccupazione nelle persone coinvolte, oltre a comportare costi e utilizzo di risorse aggiuntive.
Il percorso dopo il risultato positivo: i principali passaggi
Dopo un risultato positivo, il percorso di presa in carico segue queste fasi fondamentali:
- Contatto tempestivo da parte del Centro Screening: la persona viene generalmente chiamata telefonicamente o contattata a mezzo e-mail/lettera per programmare approfondimenti diagnostici.
- Colloquio preliminare: durante il colloquio, vengono illustrati i motivi della richiesta di ulteriori esami, le tempistiche, la natura degli accertamenti e i rischi/benefici.
- Accertamenti specifici: può essere richiesta una colonscopia, una colposcopia, oppure indagini analitiche dedicate a seconda del tipo di screening (esame citologico, test molecolari, analisi del sangue, ecc.).
- Diagnosi definitiva: solo gli accertamenti specialistici possono confermare in modo certo la presenza o l’assenza della malattia sospettata. La vera diagnosi avviene dunque tramite queste metodiche.
- Trattamento e follow-up: nel caso fosse confermata una patologia, si procede alla presa in carico per le terapie più indicate, con possibili interventi tempestivi.
Diversi programmi di screening neonatali seguono un percorso analogo: qualora venga rilevato un profilo di rischio positivo, la famiglia viene ricontattata, vengono eseguite ulteriori indagini e si richiede il consenso informato prima di mettere in atto trattamenti o procedure specifiche.
Tempistiche, informazioni e comunicazioni dopo il test
Nella maggior parte dei programmi di screening, i risultati esiti negativi vengono comunicati tramite posta o Fascicolo Sanitario Elettronico entro alcune settimane (generalmente 15-20 giorni per lo screening HPV e circa 3-4 settimane per quello del colon-retto). Nel caso di risultato positivo, invece, il soggetto viene contattato direttamente dagli operatori sanitari per l’organizzazione degli approfondimenti. È raro che venga richiesta una nuova ripetizione del test prima di un anno, a meno che gli accertamenti successivi non evidenzino alcuna alterazione clinica significativa.
Nel caso dell’HPV, se il test conferma la presenza di virus ad alto rischio ma il Pap test successivo risulta negativo, viene spesso programmata una ripetizione dell’HPV test dopo un anno: questo consente di ridurre il numero di colposcopie inutili e di monitorare un’infezione che, nella maggior parte dei casi, il sistema immunitario è in grado di risolvere spontaneamente.
Cosa fare e quali emozioni affrontare dopo un risultato positivo
Un risultato positivo crea spesso ansia e preoccupazione. È importante affrontare la situazione con serenità e consapevolezza:
- Il test di screening non è una diagnosi definitiva: rappresenta una “spia” che invita a controllare meglio una possibile alterazione.
- Seguire sempre le indicazioni degli operatori sanitari: questi specialisti sono preparati a guidare il paziente nel percorso più appropriato di approfondimento e diagnosi.
- Mantenere la calma: la maggior parte dei risultati positivi agli screening non si traduce nell’accertamento di una patologia grave, ma serve a identificare precocemente situazioni a rischio e prevenire le complicanze future.
- Personalizzare la risposta: ogni programma di screening può avere protocolli diversi; in caso di dubbi, è utile rivolgersi direttamente ai centri di riferimento o al proprio medico di famiglia.
- Considerare le possibilità di “falso positivo”: non tutti gli esiti suggeriti dal test rispecchiano la presenza effettiva di una malattia.
Molte delle infezioni riscontrate da screening virologici, come nel caso dell’HPV, si risolvono spontaneamente nel giro di uno-due anni grazie alle difese immunitarie dell’organismo. La vaccinazione può inoltre essere utile anche in caso di pregressa infezione, per proteggere da reinfezioni che potrebbero diventare persistenti.
Approfondimenti multidisciplinari: coinvolgimento degli specialisti
Quando un test di screening è positivo, il percorso di approfondimento coinvolge spesso diversi specialisti: medici di medicina generale, gastroenterologi, ginecologi, oncologi, pediatri e personale infermieristico. La diagnosi definitiva, come sottolineato, si ottiene solo attraverso metodiche specifiche che approfondiscono la positività dello screening. In caso di sospetta malattia grave o degenerativa nei neonati, il bambino viene tempestivamente inviato al centro clinico specializzato per la conferma diagnostica e la tempestiva gestione della terapia, previa acquisizione del consenso informato da parte dei genitori.
L’importanza di una comunicazione efficace
L’informazione chiara, esaustiva e rispettosa delle tempistiche rappresenta un elemento cruciale per minimizzare l’impatto psicologico di un risultato positivo. I centri screening sono organizzati per fornire il giusto supporto, sia dal punto di vista organizzativo che psicologico, e per accompagnare il paziente lungo tutto il percorso, dalla presa in carico agli eventuali trattamenti successivi.
Infine, è fondamentale ribadire che lo screening costituisce una potente arma di prevenzione: i risultati positivi, anche quando non confermano la malattia, permettono di monitorare la salute, ridurre i rischi futuri e salvaguardare il benessere della popolazione.
Per ulteriori informazioni di carattere scientifico e tecnico sui principi dello screening, è possibile approfondire il tema visitando la voce Screening medico.